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Organizzare un viaggio può essere stressante.

Se si tratta di un viaggio itinerante (o road trip) ci sono tantissime cose a cui devi pensare: percorsi, tappe, alloggi, dove mangiare, come organizzarsi.
Se vai a visitare una città, devi prenotare il volo e l’alloggio, valutare bene quali giri vuoi fare e organizzare le visite, poi iniziare a spulciare i locali dove mangiare, divertirsi e, naturalmente, i posti caratteristici per lo shopping. Infine, quando viaggi con i bambini, sebbene puoi cercare di fare tutto in modo più semplice possibile, in realtà la lista delle cose da portare diventa infinita e con il rischio di dimenticarti qualcosa.

Ma, anche in queste situazioni, il bullet journal può tornarti molto utile.
Puoi, infatti, decidere di usare un intero taccuino dedicato ai viaggi e allora diventa un vero e proprio travel bullet journal, oppure realizzare degli spread all’interno del tuo taccuino di tutti i giorni. Quindi ti invito a partire subito con me alla scoperta del travel bullet journal.

Cos’è un travel Bullet Journal

Un travel bullet journal è, solitamente, un taccuino (o parte di esso) in cui raccogli tutte le informazioni relative a uno o più viaggi.

Io, facendo pochi viaggi all’anno, preferisco dedicare delle pagine ad hoc per ogni viaggio e realizzo una raccolta per avere tutto sott’occhio: dalle info pre-partenza ai to do sospesi. È qui che trovano spazio tutte le informazioni utili come i dettagli sui voli, sugli alloggi, le eventuali procedure per i visti (se necessari), cosa desidero visitare, i ristoranti, le attrazioni e anche dove fare shopping particolare. Questo è lo spread che ho realizzato per le vacanze di quest’anno: dato che le farò in due periodi e con modalità diverse, ho deciso di dedicare una pagina a ciascun viaggio, mentre al centro ho lasciato i titoli:

Spread con informazioni viaggio

Avere una pagina in cui vengono concentrate tutte le informazioni è molto utile, perché spesso si utilizzano strumenti e piattaforme diverse per effettuare le varie prenotazioni, per cui poi corri il rischio di perderti tra le varie e-mail (in passato a me è capitato di non riuscire più a trovare una e-mail tra tutte le conferme e ti posso assicurare che sono stati 10 minuti di panico!). Ma da quando ho la mia sezione dedicata riesco a tenere il focus su tutti gli elementi.

Da pianificatore, io uso più il mio taccuino per organizzarmi prima del viaggio, ma può essere utile (oltre che divertente) usarlo anche durante il viaggio rendendolo così un vero e proprio diario, in cui segnarti i resoconti di cosa hai visitato o mangiato, aggiungendo delle note relative qualche curiosità o particolarità che non vuoi dimenticare. Al tuo ritorno, puoi anche decidere di stampare delle foto e organizzare un mini album oppure integrare direttamente le fotografie nel tuo resoconto:

Diario di viaggio
Credit IG: @juliagehtreisen via @nicolenagelgast

Per poter sfruttare appieno il tuo taccuino, la prima domanda da porti è quindi qual è lo scopo del tuo travel bullet journal? Ti serve per pianificare? Oppure lo userai anche durante il viaggio come diario? Lo userai anche come ricordo e inserirai tutti i dettagli della vacanza? Ti interessa integrare delle pagine che userai anche in futuro (p.es. dei tracker?). Sulla base delle risposte che ti dai, potrai scegliere come impostare le varie pagine: info essenziali, diario, tracker, ecc.

Ryder Carroll nel suo libro paragona i viaggi ai progetti, per cui le raccolte vanno sotto il cappello delle raccolte personali. Seguendo il suo stile molto minimalista, lui suggerisce di apporre il titolo del viaggio in alto alla pagina e iniziare a scrivere tutto quanto lo rigaurda (appunti, note, informazioni). Ma perché, invece, non sfruttare lo spazio per realizzare degli spread più funzionali e, magari, esteticamente attraenti?

Su instagram con l’hashtag #travelbujo o #travelbulletjournal puoi trovare tante idee per realizzare molti layout: alcuni molto minimal, altri più elaborati. Io qui ti fornisco alcune idee di layout che vanno bene ini quasi ogni situazione.

Idee di spread

Se stai organizzato un road trip, puoi dedicare due pagine alla pianificazione e, magari, includere anche una mappa con le varie tappe:

Pianificazione viaggio e tappe
Credit IG: @vivi_bujotte

In caso di una vistia in una città, puoi dedicare due pagine indicando i luoghi da visitare, i ristoranti e le attività che svolgerai, magari integrandoli come dei doodle:

Pianificazione viaggio
Credit IG: @linocree

Se viaggi tanto e non vuoi tutte le volte correre il rischio di dimenticarti qualcosa a casa, puoi realizzare una raccolta “sempreverde”come una packing list:

Packing list
Credit IG@plansbyizzy

In ultimo, perché non portare l’idea di un tracker abbinato ai viaggi? Puoi disegnare una mappa (o stamparla e poi incollarla se è troppo difficile da realizzare) dei posti che hai visitato o stilare un elenco dei posti che vorresti visitare:

Tracker posti visitati
Credit IG: @kamuanya.designs

E ora tocca a te

Organizzare un viaggio non è mai semplice, di qualunque tipo esso sia. Spesso l’eccitazione della partenza può farti perdere la bussola, ma grazie al tuo taccuino non ti capiterà più. Che siano solo pagine dedicate alla pianificazione, un vero e proprio diario con tanto di doodle e fotografie, o dei tracker per ricordarti dove sei stato e dove desideri viaggiare, anche in viaggio il tuo bullet journal può diventare una risorsa utilissima.

Il Bullet Journal lo uso per i miei compiti quotidiani: annotarmi gli impegni, i menu settimanali, i temi e i post per il Blog, liste to do, per fare Brain Dump o tenere traccia di un’abitudine per raggiungere un obiettivo.

Eppure questo semplice taccuino può essere veramente versatile e, con un po’ di impegno e un po’ di apertura mentale, puoi usarlo un po’ per tutto, anche al lavoro o, perché no? Usarlo proprio per cercare un nuovo lavoro!

Visto il successo del Finance Log, altra raccolta molto specifica, ho pensato di scrivere un post proprio per aiutarti a cercare un nuovo lavoro. Mai come in questa occasione credo che il metodo mostri la propria essenza permettendoti di focalizzare l’attenzione su ciò che è importante per te.

Obiettivo: trovare un lavoro

Cambiare e cercare lavoro è impegnativo e richiede parecchio sforzo. In un qualche post o articolo ho letto che per alcuni è addirittura paragonabile ad un trasloco. Effettivamente cambiare professione ci fa uscire dalla nostra comfort zone e ci mette in una posizione di vulnerabilità (nuove persone, nuove sfide, nuovi colleghi) ma, parallelamente, ci permette di crescere e di migliorarci. Soprattutto dopo un no, spesso si rivedono le proprie strategie e si cerca sempre di fare un passo più in là, talvolta anche in direzioni diverse da quelle che avremmo immaginato.

Tutto questo deve essere fedelmente riportato nel Bullet Journal, solo così potrai effettivamente riuscire a “tenere traccia del passato, ordinare il presente e pianificare il futuro”, anche se riguarda “solo” la carriera. Il set up per il BuJo quando si cerca lavoro è sicuramente impegnativo, in quanto richiederà diverse pagine (nel mio esempio sono 4) ma sarà un prezioso alleato che ti farà comprendere quanta strada hai fatto.

Partiamo quindi con il nostro set up!

Primo pass: Audit con check list e brain storming

La prima cosa da fare è definire da dove parti e dove vuoi arrivare, si tratta quindi di fare quello che in termine tecnico si chiama audit per poi chiarire i tuoi obiettivi.

Per fare questo puoi utilizzare due metodi: una lista e un brain storming.

Inizia dalla lista, ovvero crea una check list. Qui inserirai tutto quello che abbiamo bisogno per inviare una tua candidatura ad un potenziale datore di lavoro:

  • Curriculum Vitae aggiornato
  • Lettera di motivazione
  • Certificati di studio
  • Certificati di lavoro
  • Altri diplomi (formazione continua, corsi online,…)
  • Altri documenti rilasciati da istituzioni (copie documento identità, estratti vari,…)
  • Documenti di portfolio (fotografie, progetti, schizzi, esempi di articoli di giornale, …)

Visto che oggigiorno il 90% delle candidature vengono presentate online e i tempi si sono fatti più stretti (ho visto concorsi pubblicati il venerdì sera e chiudersi alla domenica!) è importante sapere anche dove sono archiviati tutti i documenti, in modo da averli subito a portata di mano.

Questo è il mio esempio di check list:

Check List documenti

Passiamo poi alla fase di brain storming, dove esaminerai tutti i punti sui quali andrai poi a costruire la tua candidatura. Si tratta di fare un elenco di voci riguardo a chi sei, cosa desideri e chi dovrebbe essere il tuo futuro datore di lavoro.

  • Chi sei tu
    Scrivi il tuo « perché » e la tua storia, i tuoi valori, le tue abilità e competenze (le hard e soft skills), i tuoi interessi e hobby, 3 punti positivi e 3 punti negativi, insomma tutto quanto ti potrebbe aiutare a svolgere al meglio le mansioni del tuo futuro lavoro.
  • Cosa desideri
    Pensa al lavoro dei tuoi sogni, come sarebbe? Cosa ti piacerebbe fare? Pensa ad una giornata tipo, pensa ad un luogo e a delle facce. Cosa ti appassiona? Cosa ti entusiasma? Cosa, del lavoro che hai ora o che hai appena lasciato, non ti piaceva? Chi o che cosa cosa cambieresti?
  • Il tuo datore di lavoro
    Quali sono le tue aspettative? Che azienda stai cercando? Grande o piccola? Locale o internazionale? Quanto deve essere vicina a casa? Sei favorevole all’home office o vuoi avere il tuo ufficio? Sei disposto a viaggiare? A cosa non potresti rinunciare mai? Tutte queste domande sono importanti perché ti consentono di mettere a fuoco eventuali punti su cui non sei disposto a scendere a compromessi.
Punti candidature

In questa fase è importante inserire tutte le idee che ti vengono in mente, è un vero e proprio brain dump tarato sulla tua carriera. Dopo aver messo nero su bianco tutto quanto, concediti una pausa, poi inizia a riordinare le idee: puoi aiutarti con una seconda check list, oppure puoi optare per una mind map.

Questo lavoro, all’apparenza superfluo, serve in realtà a chiarire chi sei e cosa vuoi e fungerà da bussola tornasole, o come dice Simon Sinek, sarà il tuo test del Sedano.

La parte operativa: usiamo un tracker

Ultimata la fase di audit, ora sei pronto per iniziare la nostra ricerca di lavoro, ma prima è necessario costruire un tracker che ti aiuti a tenere traccia delle candidature, soprattutto quando se ne inviano parecchie, ma anche per non fare confusione tra le varie posizioni a cui aspiri.

A seconda dei tuoi gusti, puoi scegliere una tabella più o meno semplice (ricordati però che più elementi inserisci, più dovrai spendere tempo a riempirla).

Io ho optato per una variante semplice con poche informazioni:

Azienda   /    Posizione   /   Persona di contatto   /   Inviato il   /   Risposto   /   Colloquio   /   Osservazioni

Tracker Candidature

Hai individuato una posizione che ti interessa?

Fantastico, allora valuta se corrisponde alla tua persona, ai tuoi desideri e al tipo di datore di lavoro, sfruttando le informazioni che hai riportato nell’audit iniziale.

Attenzione: sappi che non esiste il lavoro perfetto, per ogni posizione ci saranno uno o più elementi con i quali dovrai scendere a compromessi, pondera bene a cosa puoi rinunciare e a cosa no.

La preparazione al colloquio

Dopo aver inviato le tue candidature, prima o poi (si spera più prima che poi) ti arriverà la fatidica chiamata al colloquio, l’occasione in cui ci si conosce con il recuiter e/o il futuro superiore. Sulla base di chi condurrà il colloquio puoi trovarti ad affrontare domande più legate alla tua persona oppure più tecniche legate al lavoro che svolgerai.

Anche per prepararti al colloquio ti potrai appoggiare al lavoro fatto in precedenza con l’audit. Online si trovano, infatti, tantissimi siti che propongono domande tipo e che illustrano il processo, il mio consiglio è di visitarne un paio e prepararti su quelle domande, sfruttando le informazioni che già possiedi. Puoi anche decidere di dedicare alcune pagine ad esse sul tuo Bullet Journal, dove annoterai domande e le relative risposte.

Se riuscirai a catturare l’attenzione (e te lo auguro, proseguirai il processo di selezione con uno o due colloqui. Anche per la preparazione di questi nuovi incontri puoi usare lo stesso procedimento.

Altri usi/sezioni

Fino a qui ti ho mostrato come applicare un metodo per cercare lavoro e lo abbiamo adattato al BuJo, in realtà, le possibilità di utilizzo sono infinite:

  • Puoi creare una sezione di “riassunto” del tuo CV (tipo mappa mentale) da utilizzare come aiuto durante il colloquio. (Una volta, in passato, ho fatto così ed è stato molto apprezzato.)
  • Crea uno spazio per le tue riflessioni, dopo una risposta negativa a colloquio terminato, così facendo saprai cosa migliorare la prossima volta;
  • Se usi LinkedIn, crea un tracker per i tuoi post legati alla tua attività lavorativa;
  • Appuntati notizie interessanti relative al tuo settore e che potrebbero farti comodo nel corso di un intervista.

E ora tocca a te!

Come vedi il bullet journal è un supporto altamente versatile che può tornarti utile anche quando desideri una nuova sfida professionale. In questo post ho illustrato alcune idee per organizzarti e non perderti tra concorsi, candidature, risposte e colloqui con la speranza che questi consigli ti aiutino a trovare presto il lavoro dei tuoi sogni.

Se hai delle domande, o se vuoi condividere la tua esperienza nel cercare lavoro con il Bullet commenta qui sotto.

Buona ricerca!

Sin da piccolo sono sempre stato affascinato dal cervello e, se avessi studiato medicina, sicuramente sarei diventato un neurologo o un neurochirurgo. Ciò che mi entusiasma è la sua camaleontica capacità di gestire e coordinare non solo il mondo fisico come gli organi, gambe e braccia, ma il saper anche svolgere funzioni superiori come parlare, pensare, ricordare.

Proprio la memoria è il tema centrale di oggi e, in particolare, uno strumento molto utile in molti aspetti della vita, ovvero la mind map (o mappa mentale).

Da sempre siamo stati abituati a prendere appunti e a ricordarci le cose scrivendo, magari con lunghe frasi. I quaderni di scuola ne sono un esempio: pagine e pagine di appunti, tanto da poterli pubblicare come se fossero un libro. Ma se ti dicessi che esiste un metodo più facile ed efficace per organizzare le idee e ricordarle meglio?

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I vantaggi di una mind map

La struttura del nostro cervello è divisa in due emisferi i quali sono composti da neuroni tra di loro collegati a rete.

Ogni emisfero, poi  ha caratteristiche proprie e processa i dati in modo diverso, senza entrare troppo nel dettaglio possiamo dire che la parte destra analizza le interezze e svolge un ruolo più artistica, mentre la parte sinistra si concentra più sui dettagli ed è più logica.

Quindi utilizzando una mind map attraverso il pensiero radiante, riproduciamo i concetti esattamente seguendo la struttura del nostro cervello sfruttando il naturale processo di associazione dei concetti. Non solo, permettiamo ad entrambi gli emisferi di processare le informazioni, attraverso singole informazioni ma anche una visione generale, la mappa appunto. In ultimo (bonus!) rendiamo gli appunti invitanti e divertenti, cosa che ci porta a voler studiare (di questo non sono certo, ma sembra che sia così).

Al contrario, le note lineari e standard limitano l’uso del nostro cervello in quanto sfruttano solo un emisfero, rendendo difficile ricordare tutti gli aspetti e non fornendo una gerarchia chiara.

Anatomia di una Mind Map

Una mind map (o mappa mentale) è una tecnica grafica per ordinare le idee con 4 caratteristiche:

  • Il focus è concentrato in una parola o immagine centrale;
  • I temi associati al soggetto radiano, attraverso delle linee, dalla parola o immagine centrale;
  • Le linee possono anche comprendere delle immagini o parole chiave associate alla linea. Solitamente argomenti di minore importanza sono collegati ad un livello superiore;
  • Le linee devono formare una struttura nodale interconnessa.
Anatomia Mind Map
Anatomia di una mind map: tutti gli elementi

Sfruttare le immagini

Nelle mappe mentali è importante utilizzare le immagini (p.es. i doodle) in quanto sono uno strumento molto potente che permettono di legare le informazioni sfruttando le nostre rappresentazioni mentali di quello specifico concetto.

Non solo, è ampiamente riconosciuto che le informazioni processate attraverso più sensi restano maggiormente impresse nella memoria: attraverso l’uso di disegni si utilizzano quindi abilità visive e tattili, oltre che ad abilità emotive e cognitive.

Le leggi delle mind map

Nel loro libro, “Mappe Mentali”Tony e Larry Buzan dicono che le mappe mentali, per essere efficaci, dovrebbero seguire determinate regole, suddivise in tecnica, layout e raccomandazioni.

Per i nostri scopi ci basterà fare attenzione ad alcune di esse ed in particolare:

  • È  importante poter giocare con colori, le dimensioni, le forme, i caratteri e gli spazi per enfatizzare le percezioni sensoriali.
  • Impara ad associare i concetti, usando linee, frecce e colori per collegare i vari elementi
  • Usa parole chiave, immagini semplici e contenitori, lascia sufficiente spazio, in modo da avere una mappa chiara e di facile consultazione;
  • Dai un ordine e un senso utilizzando diverse grandezze, questo ti permette di stabilire una gerarchia tra i concetti più importanti e quelli meno
  • Rivedi periodicamente la tua mappa mentale per fissarla nella memoria
Infografica Mind Map

Le mappe mentali possono avere infiniti usi e nel loro libro gli autori ne evidenziano ben 11, tra le quali l’auto analisi, il problem solving, l’uso come diario o a supporto dello studio, per lo storytelling,elaborare i pensieri, per l’insegnamento, le riunioni, presentazioni e perfino nella gestione di un’azienda!

Sarebbe impossibile illustrare tutti questi esempi e qui ho preferito concentrarmi sull’organizzazione delle idee, sul pensiero creativo e come supporto per prendere le decisioni.

Il mio uso delle mappe mentali: abbinamento con il brain dump

Sono un grande fan del brain dump, perché come spiegato nel mio post dedicato, mi permette di svuotare la mente. In periodi in cui 1000 idee e altrettante cose da fare questa pratica mi aiuta a ristabilire l’ordine.

📎 Leggi anche questo post
Tutto quello che c’è da sapere sul Brain Dump (o svuota mente): Cos’è, perché e come farlo

È proprio per ristabilire l’ordine dopo aver svuotato la mente che uso una mappa mentale: così facendo riesco a trovare collegamenti tra i vari elementi e, alla fine, ho una visione d’insieme di cosa devo fare o sviluppare.

  1. Leggo con attenzione quanto scritto nel Brain Dump e poi riporto tutte le parole chiave sparse sul foglio (o sul bullet journal);
  2. Cerco di trovare delle connessioni tra le parole, magari aiutandomi con dei colori, questo aiuta nel caso più parole si collegassero a parole diverse;
  3. Rivaluto la mappa mentale nel suo insieme: ci sono elementi da aggiungere (p.es. doodle) per aiutarmi a chiarire la struttura? Posso aggiungere delle mini to-do list per aiutarmi a capire come arrivare a quell’obiettivo o a svolgere quel compito?
Mind Map & Brain Dump
Abbinamento Brain Dump con Mind Map

Mappe mentali per il pensiero creativo

Se non ti piace o non hai mai fatto un brain dump, puoi valutare di utilizzare solo le mappe mentali per l’intero processo. Così facendo otterrai tutti i vantaggi (ovvero generare nuove idee, catturare e riorganizzare le idee in modo non convenzionale e pianificare in modo creativo), ma utilizzando un solo strumento.

Vediamo come:

  1. Realizza velocemente una prima mind map con al centro la parola/immagine su cui ti vuoi focalizzare. Inizia a collegare ogni singola idea associata a quella parola. Per circa 20 minuti, lascia andare le idee e scrivi tutto quanto viene collegato ad essa, anche le cose più assurde.
  2. Concediti una piccola pausa, poi prendi un nuovo foglio e realizza una nuova mind map, dove potrai iniziare a dare una struttura identificando delle parole chiave da enfatizzare, dove potrai rivedere le associazioni e dare un senso anche agli elementi che appaiono più stupidi o assurdi.
    In questa fase vedrai che nella prima mappa alcuni di questi elementi si ripetono in aree diverse. Queste ripetizioni sono un segnale che quell’elemento influenza diversi aspetti dell’argomento ed è importante nella tua visione delle cose. Questo suggerisce di dedicare più tempo a questi elementi ricorrenti in quanto sono proprio questi che potrebbero suggerirti nuove associazioni o usi.
  3. Passa alla fase di incubazione, in cui fai un’altra pausa, più lunga e possibilmente facendo altre cose che non richiedano grossi sforzi mentali;
  4. Grazie alla pausa ora riesci ad avere una nuova prospettiva e sei pronto per la seconda revisione della mappa. Considera tutte le informazioni emerse dalle prime due mind map e disegnane una terza, così da consolidare ulteriormente gli elementi.
  5. Ultimo step: in questa fase puoi rivedere le tue soluzioni.

Questa tecnica può essere adattata anche ai gruppi: dopo un primo brainstorming individuale, ecco che i passi successivi possono essere eseguiti in piccoli gruppi, così da favorire lo scambio di idee.

Mappe Mentali per prendere le decisioni

Un’ultimo uso delle mind map si riferisce al prendere le decisioni. Spesso quando sei in balia di un dubbio (p.es. cambio lavoro o resto qui? Compro casa o sto in affitto? Compro un’auto nuova o mi tengo la vecchia?) non si riesce a ragionare a mente lucida, perché continuano a balzarci in testa nuovi punti a favore o contro, ma senza averli analizzati davvero. Come bolle di sapone arrivano e se ne vanno, lasciandoti sempre più confuso.

Dando, invece, concretezza al pensiero e riportandolo su una mappa mentale ecco che sarari in grado di ragionarci in maniera approfondita senza lasciarti trasportare dal momento.

Non solo una mappa mentale ti permette anche di valutare attentamente i criteri da rispettare, perché le decisioni non sono mai lineari (Si/No) ma passano attraverso degli stadi. Questo modo di procedere è più facile rispetto all’analisi delle opzioni e, solitamente, si usa quando la risposta è semplicemente SI/NO.

Per esempio, decidere se andare in vacanza a Pasqua è solo il primo step. Poniamo che abbiamo risposto affermativamente, bisognerà decidere dove: In una città? Al mare? In montagna? Questa decisione si incrocia con il mezzo di trasporto: aereo, automobile, treno. Entrambe si incrociano con le possibilità di alloggio: casa, hotel, campeggio… E così via.

Una mappa mentale, non ti aiuterà unicamente a prendere una decisione (SI/NO) ma ti aiuterà anche a tenere in considerazione tutti questi fattori che seguono dopo la scelta.

Mind Map Decisioni SI/NO
La mia Mind Map per decidere se comprare un Mac

E ora tocca a te

Le mappe mentali ti consentono di riprodurre le informazioni sfruttando la naturale conformazione del nostro cervello. Grazie a questo, è possibile utilizzarle in diversi contesti, sia personali che professionali.

Io le uso per riordinare le idee dopo un brain dump, ma ho trovato altri due usi interessanti: a supporto del pensiero creativo e per prendere delle decisioni.

Tu hai già usato una mind map?
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Settembre. Tempo di rientri e di … e-mail!

Ok c’è chi è ancora in smart working, ma siamo seri: chi le guarda le e-mail in vacanza? Sole, sabbia e mare (oppure montagna, passeggiate e laghetti alpini) mal si conciliano con le e-mail di lavoro, per cui, al ritorno alla normalità ecco che ci si ritrova sommersi di posta elettronica da evadere, possibilmente in poco tempo, visto che la ripresa delle attività collettive fa aumentare in modo esponenziale il traffico di mail.

L’idea di questo post è nata non solo dalla mia esperienza personale, ma anche da un mio amico, il quale quando è tornato dalle ferie e si è trovato 3000 e-mail da leggere. Ma come si fa a gestire 3000 e-mail? Come si fa ad organizzare così tanta posta?

L’ e-mail è insieme croce e delizia della comunicazione dei nostri giorni. La facilità con cui si scrivono è direttamente proporzionale alla quantità  ricevuta e il tema della gestione delle e-mail sembra essere trasversale: dal CEO all’impiegato, casella professionale o personale.

Quindi, come gestire tutta la posta elettronica?
Qual è la migliore (e soprattutto efficace) tecnica?

Ti anticipo che, purtroppo, non esiste LA formula magica, vi sono varie tecniche di gestione e ancora di più innumerevoli consigli, i quali hanno l’obiettivo comune di avere la casella vuota o, come si dice in gergo, obiettivo “inbox zero”.
In questo post però ti spiegherò come procedo per organizzare le mail io e infine illustrerò alcuni consigli degli esperti per gestire la posta elettronica.

1 – La mia tecnica personale quando ritorno da un’assenza prolungata

  • Dopo aver maledetto il corso o l’influenza di turno (no dai, le vacanze, no) ed essermi calmato con un caffè, passo all’azione e parto dalla cosa più semplice e ovvia: cestinare le e-mail indesiderate (spam o pubblicità) o le notifiche social media, newsletter, promozioni.
  • Quindi preparo il “terreno di battaglia” e creo diverse cartelle provvisorie dove spostare le mail man mano che le esamino: da archiviare, rispondere, da valutare.
  • Poi passo all’attacco delle e-mail e le valuto in base all’oggetto:
    • ci sono e-mail che io definisco “singole”, ovvero che hanno un titolo univoco e che generalmente sono indirizzate solo a me e
    • altre e-mail che mi piace intitolare “di gruppo” e che hanno un numero infinito di Re: (quelle con Re:Re:Re:Re:Oggetto, per intenderci).
  • Ignoro beatamente quelle di gruppo e mi concento sulle “singole”. Le leggo e determino se:
    1. posso archiviarla
    2. posso rispondere subito perché la risposta necessita di poco tempo (max 5 minuti) e in questo caso le sposto nella cartella “da rispondere”.
    3. devo tenerla in sospeso perché richiedono un approfondimento o una risposta da terzi e quindi la sposto nella cartella “da valutare”.
  • A questo punto rispondo subito alle –mail provvisoriamente sistemate nella casella “da rispondere”.
  • Quindi passo alle e-mail “di gruppo”, seleziono la più recente rispetto al titolo e inizio a leggere dal basso, così che prendo atto della richiesta iniziale e di tutte le relative risposte. Anche qui come fatto in precedenza, determino
    • se posso archiviarla;
    • se la risposta necessita di poco tempo (massimo 5 minuti) o
    • se ho bisogno di prendermi del tempo perché richiedono un approfondimento.
  • Rispondo quelle che necessitano di poco tempo e, a questo punto, mi ritrovo solo con le e-mail per le quali ho bisogno di tempo per la loro elaborazione e mi concentro su quelle.
  • Valuto la possibilità di inoltrare a terzi o chiedere chiarimenti e stabilisco delle priorità (urgente vs. non urgente) e parto con l’evasione.

Nota

Questo lavoro, in apparenza molto semplice, necessita di grande concentrazione, soprattutto se le e-mail da gestire sono tante. È, quindi, necessario trovare sufficiente tempo da dedicare a questo compito, p.es. arrivando prima in ufficio oppure deviando il telefono ed evitando distrazioni.


La mia personale tecnica di gestione delle e-mail

2 – La mia tecnica personale nel quotidiano

Quando la mattina apro la casella aziendale (o meglio le caselle, perché ne gestisco due), procedo in modo simile, ma più semplificato:

  • Inizio con cestinare le e-mail indesiderate (spam o pubblicità) o le notifiche social media, newsletter, promozioni
  • Leggo le e-mail rimaste e determino:
    • Se posso archiviarla;
    • Se posso rispondere subito perché la risposta necessita di poco tempo (max 5 minuti) e quindi la tengo nella posta in entrata come letta;
    • Se devo tenerla in sospeso perché richiedono un approfondimento o una risposta da terzi e quindi la tengo nella posta in entrata come non letta.
  • Una volta passate in rassegna tutte le e-mail, decido di indirizzarmi verso uno dei due gruppi restanti (rispondere subito vs. tenere in sospeso) e parto all’attacco.
    • Per esempio rispondo a tutte quelle che necessitano di poco tempo e, una volta che ho risposto, le sposto tutte (compresa la risposta) nell’archivio o, se resto in attesa di una risposta nella relativa cartella (in attesa di risposta – da creare ah hoc).
    • Poi passo a quelle che richiedono un approfondimento: anche qui le evado a una ad una e le sposto nella casella d’archivio o in un’altra casella.
  • Se, invece, mi trovo in un periodo particolarmente carico dove le e-mail arrivano e partono come le foglie in una giornata d’autunno, mi preoccupo semplicemente di valutare se l’e-mail è urgente e non urgente e mi comporto di conseguenza. Cestino/evado/inoltro a ritmo serrato. Ho forse alternative?

I consigli degli esperti

Dopo averti dato una panoramica su come personalmente gestisco le e-mail, ecco alcuni consigli generali che ho trovato circa l’organizzazione delle e-mail. Sembra, infatti, che la gestione di questo mezzo di comunicazione sia un grosso problema per tutti e tutti danno una propria ricetta. Io ho cercato di riassumere i consigli che sono più ricorrenti.

  • È inutile continuare a controllare l’email ogni 5 minuti, meglio darsi delle scadenze (p.es. appena arrivati, poi a metà mattinata e prima di andare a pranzo). Stabilendo un limite non devi concentrarsi solo sulle e-mail ma puoi usare il tuo tempo per eseguire altri compiti.
  • Sempre legato al fatto di evitare di controllare continuamente la casella, volendo si può togliere l’avviso automatico di ricezione di e-mail.
    Corollario di questa regola è di stabilire un tempo ed un  luogo per la gestione delle e-mail. Le e-mail dell’ufficio dovrebbero essere gestite solo in tempo di lavoro. Io stesso fino ad un paio di anni fa avevo installato l’account del lavoro anche sul cellulare ma da quando l’ho disattivato la mia vita è notevolmente migliorata. Certo in alcuni momenti mi farebbe comodo ma ammetto che con un po’ di organizzazione  sono riuscito a supplire alla mancanza.
  • Se sai che sei assente metti un messaggio di risposta automatica “out of office” questo evita che di ricevere continui richiami o, peggio, fare brutte figure con colleghi e client.
  • Quando scrivi, usa i gruppi o le liste di distribuzione: invece di continuare a digitare 100 volte gli stessi indirizzi crea dei gruppi per l’invio simultaneo, come p.es. “colleghi d’ufficio”, “marketing”.
  • Crea dei modelli per le e-mail che spedisci spesso in cui il grosso della comunicazione è già pre-impostato e devi solo cambiare un dettaglio.
  • Se ci sono e-mail da più di sei mesi, si possono tranquillamente eliminare o archiviarle (io sono un po’ fissato e le tengo tutte) . Dopo così tanto tempo, le probabilità che vengano realmente lette o che servano nuovamente sono vicine allo zero.
  • CC significa copia conoscenza, ovvero una comunicazione che ti invio per metterti al corrente della situazione. Spesso però tale opzione viene abusata: ho visto persone che mandano e-mail ad un gruppo chiedendo una risposta, peccato che il destinatario era un solo e gli altri erano in CC. Detto questo, ho adottato la politica del “niente risposta con il CC”. Ergo: va in archivio.
I consigli degli esperti per gestire le e-mail

E ora tocca a te!

Dopo questa carrellata di consigli circa l’organizzazione delle e-mail, più o meno validi, non mi resta altro da fare se non augurarti buon lavoro. Ricordati che, per quanto talvolta possa essere pesante gestire la posta elettronica, in fondo puoi agire solo in quattro modi:

  • Eliminare
  • Archiviare
  • Rispondere
  • Tenere in sospeso

Il trucco sta nel scegliere una di queste modalità. E qui arriviamo all’ultimo consiglio, forse il più importante: quando si è pronti è importante che si passi all’azione, ovvero che si risponda, che si archivi o che si elimini. Questo fa si che la inbox venga effettivamente scaricata e che non restino e-mail pendenti con le quali poi non si sa come comportarsi.

E tu? Che rapporto hai con la posta elettronica? Quali strategie o trucchi hai per gestire le e-mail?

Il 41% dei compiti riportati in una lista non vengono mai completati.

Ogni giorno facciamo liste: della spesa, dei compiti in sospeso, delle faccende domestiche, dei passi da seguire per un progetto, delle cose da fare questa estate o per organizzare un matrimonio. Il più delle volte, però ci ritroviamo con to do list chilometriche ed inutili, e alcuni compiti sono addirittura riportati in più liste o magari in diversi file Excel.

Nel bullet journal le liste sono un tipo di raccolta personale e svolgono un ruolo di primissimo piano: basta pensare agli obiettivi o ai to do, che vengono rappresentate semplicemente con un puntino (anche se alcuni preferiscono un quadrato da riempire man mano che si svolge il compito).
Discorso a parte per le app, che non solo ti permettono di creare infinite liste, ma che, per sopperire alle dimenticanze, ti propongono pure gli avvisi e i promemoria, per cui il telefono squilla/vibra quando hai qualcosa in sospeso. Poi c’è chi preferisce avere una lista pre-compilata in PDF e stampabile o chi si affida ad un Bullet Journal Digitale.

In definitiva, di tutte queste liste, quali sono realmente utili? Digitando su google “to do list efficaci” escono 14’600’000 risultati. Mica pochi.
E se provassi a fare un po’ di ordine riassumendo in un post come fare delle to do list efficaci? Io ci provo…

Cos’è e perché è utile creare una lista di cose da fare

Una to do list (o lista di cose da fare) è semplicemente “una lista di compiti da eseguire” (in inglese: a list of tasks that need to be done).

Vantaggi di creare delle to do list

  • Chiarezza e pianificazione: sai cosa devi fare e puoi pianificare di conseguenza;
  • Meno stress: i passi da intraprendere sono impressi su un foglio di carta e quindi non corri il rischio di sovraccaricare la mente e/o di perderti dei passaggi;
  • Priorità: una lista di cose da fare ti aiuta a stabilire le priorità;
  • Soddisfazione: quando completi un compito (ma ancora di più una lista intera) il tuo corpo rilascia dopamina,  l’ormone collegato alla gratifica e al senso di soddisfazione.

Perché le to do list non funzionano

Capita, talvolta, che le liste non risultino efficaci e, principalmente per i seguenti motivi:

  • Ti senti sopraffatto dalle cose da fare, soprattutto se si hanno tante liste diverse (“da dove inizio?” è la classica domanda).
  • Non sei capace di darti delle priorità;
  • Commetti l’errore di aggiungere, aggiungere e aggiungere senza mai togliere;
  • Vai in confusione quando le liste si mischiano: dove l’ho riportato quel compito? Ma questo non l’avevo già fatto? Questo accade soprattutto quando le liste sono simili o non hanno un argomento definito.

Prima di creare delle tu do list è quindi importante fare chiarezza ed avere sott’occhio tutte le cose che hai da fare.
Per questo, ti consiglio di procedere con un brain dump (o svuota mente).

Consigli per creare una lista di cose da fare perfetta

  • La to do list non può essere come la lista della spesa: i vari punti non sono intercambiabili.
    Deve essere stilata con un senso logico, in base alle priorità e su un unico supporto a tua scelta (app, carta, bullet journal, post it), come anche consigliato nel metodo Getting Things Done;
  • Non programmare compiti generici, tipo “lavorare su quel progetto”. Per riuscire a concludere veramente qualcosa è fondamentale essere specifici, come quando scegli un obiettivo.
    Se hai difficoltà nel visualizzare i compiti, puoi aiutarti anche con una Vision Board, che sfrutta un approccio basato più sulle immagini che sulle parole o idee.
  • Fanne diverse, ma limitati a quelle davvero indispensabili: Per esempio potresti creare una “master” con i compiti a lungo termine (p.es. sistemare il giardino, ordinare la libreria, ….) e un’altra con compiti a breve termine, per esempio settimanale. Alcuni consigliano addirittura di avere una sola lista di riferimento, per non correre il rischio di sentirsi stressati, in realtà io credo che sia necessario separare gli ambiti,per cui mi sento di consigliare di averne un paio (io p.es. separo lavoro, dal privato, dal blog).
  • Datti delle priorità e delle scadenze, perché se una cosa viene rimandata più volte al giorno dopo, vuol dire che non è fondamentale e quindi si può eliminare dalla lista.
  • Non avere mai più di 7 compiti (secondo me anche 10 sono accettabili).
  • Sii flessibile: non impuntarti ad eseguire i compiti esattamente come riportato e non darti limiti di tempo troppo rigidi (questo lo devo finire in un’ora) perché purtroppo noi esseri umani sovrastimiamo troppo il tempo necessario. Tra un compito e l’altro prendi l’abitudine di pianificare e concederti una pausa. Questo non solo ti aiuta a ricaricare le batterie, ma in caso arrivi “lungo” non ti sentirai in colpa.
  • Scegli l’approccio che migliore per te: io cerco di liquidare al più presto i compiti che richiedono poco tempo (2 minuti o meno), ma forse preferisci seguire la teoria di fare prima la più impegnativa.
Infografica to do list perfetta

Come gestire le cose da fare: stabilire le priorità con il quadrato di Eisenhower

Una questione che ricorre diverse volte nei precedenti paragrafi riguarda la capacità di dare la giusta priorità ai compiti. Per gestire i compiti e dare la giusta priorità alle cose, ci viene in aiuto Eisenhower che utilizzava un proprio metodo, chiamato poi in suo onore con, “quadrato di Eisenhower”.

Eisenhower una volta disse: “Ciò che è importante raramente è urgente e ciò che è urgente raramente è importante.” Eisenhower è stato il 34simo presidente degli stati uniti (dal 1953 al 1961) ed era conosciuto per la sua incredibile capacità di essere produttivo, ma non solo per giorni o mesi, addirittura per anni ed è per questo che le sue tecniche per gestire il tempo e i compiti sono state studiate in lungo ed in largo.

La sua strategia si basa semplicemente su di uno schema in grado di aiutarti a prendere delle decisioni.

In buona sostanza, ill quadrato è diviso in 4 parti e usando tale schema, emergono 4 possibilità:

  • Urgente e importante / do  : compiti da assolvere subito.
  • Importante, ma non urgente / plan : compiti da programmare.
  • Urgente, ma non importante / delegate : compiti da delegare.
  • Né urgente, né importante / eliminate : compiti da eliminare.

Utilizzando questa tecnica, devi solo decidere sulla base di due variabili:

  • importante, ovvero compito che ci consente di raggiungere un obiettivo
  • urgente; ovvero compito che richiedono un’azione immediata (e che solitamente hanno a che fare con un obiettivo di altri);

In seguito stabilire il grado (alto o basso). Poi potrai posizionare il compito nel quadrante corrispondente così da capire subito qual è l’azione da intraprendere per quel compito.

E ora tocca a te!

Le to do list (oliste di case da fare) fanno parte della nostra vita: a casa o al lavoro, per un progetto o per pianificare meglio una giornata.

In questo post ho cercato di riassumere i consigli più efficaci, in modo da abbassare il più possibile la quota di compiti mai eseguiti. Certo, seguirli tutti credo sia difficile, ma credo che almeno un paio di questi consigli si possano adottare: per esempio limitare il numero di liste o scegliere un unico supporto (carta, bullet journal o app). Per tutto il resto, come dice un vecchio proverbio: “chi non ha testa, ha gambe”.

Quando hai un obiettivo, spesso parti a razzo cercando di raggiungerlo il più in fretta possibile. Ma questo ti porta quasi sempre al fallimento.

Le ragioni per cui non riesci ad arrivare alla fine, spesso è dovuto a quattro fattori:

  • non hai un’idea chiara (= non sai qual è)
  • non sai esattamente perché lo fai
  • non hai valutato tutte le opzioni a disposizione
  • non hai un vero e proprio piano d’azione

In questo post, vedremo di fare chiarezza per capire come aiutarti a raggiungere il traguardo che ti sei prefissato, il tutto con l’aiuto del tuo Bullet Journal!

📎 Se non sai cos’è un Bullet Journal, leggi questo post
Le basi del metodo Bullet Journal in 7 punti (cos’è, perché, come crearlo e organizzarlo)

Scegli un obiettivo SMART

Capita spesso che scegliamo l’obiettivo sbagliato e questo accade non tanto perché non va bene, ma perché è troppo astratto. Per iniziare ad essere più concreto, puoi affidarti alla bilancia della vita, così da iniziare a restringere il campo.

Spesso, infatti si formulano obiettivi troppo generici come “desidero essere felice” oppure “desidero diventare ricco” o ancora “fare più movimento”. Ma cosa significano i termini “felice” e “ricco”? E “più movimento”?

È quindi importante essere motlo chiari. Ultimamente in tutti i miei corsi (online e offline) mi hanno sempre illustrare gli obiettivi secondo l’acronimo SMART (in italiano sarebbe SMRRT), ovvero composto da quattro elementi:

bersaglio con freccia
  • Specifico (Specific)
  • Misurabile (Misurable)
  • Raggiungibile (Achievable)
  • Rilevante (Relevant)
  • Temporale (Time based)

Ecco che quindi che il nostro esempio “desidero fare più movimento”, potrebbe diventare: “desidero fare un’attività sportiva per almeno 30 minuti 3 volte alla settimana”. Mentre “desidero essere più felice”, potrebbe essere: “desidero dedicare almeno un’ora alla settimana al mio hobby preferito”.

Dettaglio su obiettivo

La motivazione: perché?

Perché sembra una domanda facile.

Eppure spesso te ne dimentichi: vai avanti e avanti, finito un compito ne inizi un altro, ti assumi responsabilità (-Lo faccio io!-) o cominci un progetto senza mai fermarti a riflettere se stai davvero facendo la cosa giusta per te.

Chiedersi perché ti permette di non essere trascinato in situazioni o in circoli viziosi spiacevoli. Ti aiuterà anche a fare chiarezza nella tua mente, ad essere curioso verso te stesso e i tuoi obiettivi, ad agire in modo più intenzionale.

Un metodo per imparare a chiederti perché: i 5 whys

La prossima volta, prima di iniziare qualsiasi cosa, prova a chiederti semplicemente “perché?” e poi valuta la risposta.

Se però l’idea o il progetto è più impegnativo, prova a verificare le motivazioni profonde, usando il metodo delle 5 whys (o dei 5 perché), sviluppato dal Signor Sakichi Toyoda.

Il Signor Toyoda, fondatore dell’attuale multinazionale Toyota, ha sviluppato questa tecnica negli anni ‘30 proprio per risolvere i problemi legati alla sua società. L’azienda utilizza questo metodo ancora oggi.

Il sistema serviva e serve per portare allo scoperto le cause profonde relative ad un problema, esplorando le relazioni di causa-effetto, attraverso la ripetizione di cinque volte della domanda perché?
Come una cipolla che, strato dopo strato, fa emergere il suo cuore. Così facendo sei in grado di individuare la vera motivazione.
Puoi decidere di rispondere a queste domande so un foglio, oppure creare uno spread ad hoc, come ho fatto io sul mio Bullet Journal:

Schema 5 perché + Il mio perché

Le opzioni: valuta le alternative

Ora che hai un obiettivo SMART e hai trovato le motivazioni che ti guidano, terzo passo è quello di valutare le diverse opzioni che hai a disposizione.

Brainstorming delle opzioni

Attraverso il brainstorming, potrai considerare quante più opzioni possibili. Tuttavia, per quanto sia efficace, talvolta le soluzioni sono troppo fantasiose e impossibili da realizzare o rischi di saltare da un’idea all’altra senza riuscire a concretizzarne nessuna.

Quindi è importante contenere questo processo, considerando il progetto e le motivazioni, ma analizzando unicamente le opzioni percorribili. Per fare questo ti suggerisco 4 domande:

Qual è l’opzione più veloce?

Qual è l’opzione più difficile?

Queste due domande riguardano le tue abilità: se sai già come fare qualcosa, riuscirai a farlo più velocemente e più facilmente.
Se, per esempio, desideri organizzare una festa a sorpresa, ma non sai cucinare, scegliere di preparare l’aperitivo senza aiuto sarà sicuramente difficilissimo, mentre affidarlo ad un servizio catering, risulterà molto veloce.

Qual è l’opzione più rischiosa?

Questa risposta varia a dipendenza di quali e quante risorse decidi di investire.
Per esempio, se il tuo obiettivo è di metterti in proprio ma parti da zero senza clienti né risparmi, licenziarti e iniziare da zero è molto rischioso.

Qual è l’opzione più eccitante?

Anche qui dipende dai tuoi gusti personali. Per esempio nel caso precedente, per qualcuno mettersi in proprio senza alcuna sicurezza potrebbe essere eccitante.

Orologio, labirinto, bomba doodle uomo contento

Scegli l’opzione che fa per te

Ora che hai messo nero su bianco tutte le opzioni percorribili, scegli quella che più ti si addice considerando i vari fattori (la situazione economica e famigliare, il tempo da mettere a disposizione, …). Puoi anche porti quattro semplici domande:

  • Quali sono le mie capacità?
    Hai delle conoscenze tecniche particolari o un’abilità che ti può tornare utile nel progetto?
  • Chi mi può aiutare?
    Hai dei parenti, amici o colleghi che ti possono supportare?
  • Quali potrebbero essere le conseguenze di questa scelta?
    Valuta le conseguenze in termini di tempo, soldi, rinunce, calcolando sia i rischi che le opportunità
  • Qual è la soluzione che mi si addice di più?
    Qui puoi prendere in considerazione i fattori personali: età, carattere, situazione economica e famigliare.
tavolozza, paracadute, domino, puzzle

Anche per questa parte, ho creato una pagina ad hoc nel mio Bullet che riassume tutto quanto:

Pagina Bullet con Analisi Opzioni

Anche qui, non limitarti! Scrivi pure più intenzioni e modifica, combina gli elementi, fino a che trovi quella giusta per te.

Ottimo! Adesso che hai una linea da seguire, ora non ti resta che definire i passi per realizzare il tuo progetto.

Le azioni: disegna la tua strada verso l’obiettivo

Per stabilire il tuo piano d’azione, ti consiglio di procedere a piccoli passi. Questo sistema è più efficace sul lungo periodo per le seguenti ragioni:

  • È possibile integrare i nuovi scopi con la tua vita esistente, senza dover fare grossi sacrifici
    Si possono apportare piccole modifiche invece di abbandonare completamente il progetto
  • Ti costruisci un’abitudine legata al traguardo scelto
    Ti godi anche il viaggio, perché hai tempo per godere dei traguardi raggiunti
ingranaggi, cambio strada, sveglia, logo route 66

Scomporre il tuo obiettivo in sprint ed i compiti

Per renderli più fattibili, l’ideatore del Bullet Journal, Ryder Carrol, suggerisce di scomporre gli obiettivi in sprint, i quali saranno poi suddivisi in compiti. Prendendo per esempio un blog (progetto), uno sprint è un post, mentre i compiti sono: ideare il tema, redigere i testi, elaborare la parte grafica, montare il post, pubblicarlo.

In generale, gli sprint portano a un risultato concordato, concreto e verificabile e dovrebbero avere le seguenti caratteristiche:

  • Non dovrebbero presentare barriere iniziali;
  • Dovrebbero essere composti da compiti molto definiti e fattibili;
  • Dovrebbe essere possibile portarli a termine in un lasso di tempo ragionevole.
Quadrato grande (obiettivo), colonna (sprint) e rettangolo piccolo (compito)

Crea la tua strada verso il traguardo

Adesso che hai tutto pronto, puoi iniziare pianificare il percorso che ti permetta di raggiungere nel miglior modo possibile il tuo obiettivo, integrando cose da fare con eventuali conoscenze da apprendere.

  • Per iniziare, crea una semplice lista di compiti, che fungerà anche da agenda.
  • Se noti che alcune cose non sai come farle o se ti mancando degli strumenti, puoi annotare quello che ti serve. Per esempio, se vuoi iniziare a tenere un Bullet Journal dovresti leggere il libro.
  • Dopo aver stabilito quali sono i passi da percorrere, puoi riordinarli secondo un ordine logico. Prova ad immaginare di scrivere una ricetta: prima inizi a vedere se hai tutti gli ingredienti, poi li pesi, e così via…(Puoi anche saltare questo passaggio, ma secondo me è utile per avere in chiaro i vari passaggi).
  • Infine, realizza il tuo piano: pui optare per una tabella, una mind map o qualsiasi altra forma tu voglia.
    Io, per esempio, ho adattato l’idea di una creator e ho deciso di rappresentare una strada:

L’ho realizzata inserendo in ogni casella un compito specifico, ma puoi anche decidere si farla più semplice, dedicando le caselle ad uno sprint e tenerti una to do list separata per i compiti.

📎 Leggi anche questo post
7 consigli per creare to do list (lista di cose da fare) che funzionano davvero

Da un lato può essere un vantaggio, perché avere una to do list separata di consente di adattare velocemente i vari compiti. D’altro canto tieni in considerazione che potresti perdere di vista l’obiettivo finale, restando dentro quello specifico sprint all’infinito.

La strada ti aiuta a visualizzare il percorso da affrontare, dando un ordine logico e suddividendo il progetto in più sprint di facile completamento.

Questa è la strada che avevo ideato per creare il mio blog (si parla di 2 anni fa):

Ricordati però di restare fedele alle opzioni che hai stabilito in precedenza: se hai scelto il percorso più difficile, dovrai costruire il percorso tenendo in considerazione le varie problematiche. Se hai scelto il percorso veloce, cerca di essere breve e vai dritto al punto.

In ultimo, per tenere traccia dei progressi, affidati ad un habit tracker!

Adesso tocca a te!

In questo post abbiamo visto come raggiungere un obiettivo personale attraverso 4 semplici step: definire un obiettivo SMART, trovare la motivazione, scegliere le opzioni e rappresentare il percorso.

Questo metodo è quello che ho adottato anche io quando ho deciso di creare il mio blog da zero e ti posso assicurare che funziona.

Basta solo prenderti il tuo tempo per riflettere bene su tutti i punti.