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Il 14 gennaio 2021 ho iniziato un nuovo capitolo della mia vita: sono tornato sui banchi di scuola e questa è la storia del mio anno al corso in preparazione all’esame federale in web project manager della DigitalStrategies Academy.

In questo primo post ti racconto cosa ho appreso nel modulo 4, quello dedicato all’ICT.

Tecnico.

Questa è la parola che per me riassume al meglio questo modulo 4.

Personalmente, è stata una bella sfida affrontare questo ciclo di lezioni dedicate al tema dell’ICT, dato che le mie conoscenze in questo ambito sono legate al puro uso che faccio dei vari dispositivi (PC, tablet e smartphone) e qualche accenno generale al funzionamento di un sito, grazie a questo blog.

La logica

Se alcuni termini mi erano chiari e le varie sigle, come HTTP, FTP, CSS, HTML, XML, JAVA, PHP, non mi erano del tutto estranee, mi mancavano sostanzialmente le basi per comprendere la logica. Per capirci, era come se avessi davanti tanti pezzi del puzzle: mi era chiaro quali erano le cornici e quali i prezzi centrali, ma non riuscivo a capire né come collegarli tra di loro né quale immagine dovesse uscire alla fine.

Pezzi del puzzle

Per fortuna il percorso è stato strutturato molto bene, partendo dalle basi del mondo ICT con una panoramica dell’hardware necessario e su cosa sono bite, byte e megabyte, pixel e linguaggi.

In seguito abbiamo approfondito proprio i vari linguaggi, da HTML, CSS e JAVASCRIPT. È stato tutto visto in modo basilare (chiamiamola infarinatura), ma quello che è stato davvero utile non è tanto cosa e come scrivere la struttura di una pagina in HTML o come dare uno stile tramite CSS, quanto aver capito la logica con cui si deve lavorare.

Devo comunque ammettere che mi sono divertito un sacco a provare a creare delle pagine HTML e ad integrarle con gli altri linguaggi, ma soprattutto ho ottenuto grande soddisfazione. Per quanto sia stato realizzato in modo molto semplice, alla fine è qualcosa che hai realizzato tu e quando clicchi sul browser e ti mostra quello che hai creato… è semplicemente stupefacente.

Ma la costruzione, è solo una piccola parte di quanto accade nel web. In realtà quando noi digitiamo un indirizzo nel browser si mettono in moto una serie di dinamiche molto complesse tra varie entità. Per intenderci, come accendere la luce o aprire il rubinetto dell’acqua. Sembra davvero immediato, in realtà dietro c’è tutto un sistema complesso che deve funzionare alla perfezione per poter garantire il servizio.

Non un mondo, ma un universo intero

Il punto che mi è rimasto più impresso è il fatto che l’ICT, non è un mondo, è un intero universo con tante costellazioni, pianeti e stelle, ognuno con la propria specificità e complessità tecnica. Mi sembra impossibile padroneggiare ogni singola cosa … ma altrettanto mi è parso di capire anche per i professionisti: puoi occuparti di poche cose e bene o tante ma molto superficialmente.

Galassia Doodle

La domanda quindi sorge spontanea: come fa un web project manager? Non dovrebbe essere un esperto informatico? Onestamente è lo stesso dubbio che ho avuto inizialmente anche io. Poi ho realizzato che noi siamo fondamentalmente dei coordinatori. Il nostro compito non è programmare o conoscere ogni minimo dettaglio di come funziona un determinato programma, noi dobbiamo essere in grado di comprendere le logiche per le quali un software è meglio di un altro, o perché è meglio scegliere un determinato tipo di impostazione.

Nonostante questa consapevolezza, resto sempre dell’idea che le mie conoscenze in questo ambito siano molto vaghe e che, in previsione dell’esame finale, qualche approfondimento sarà necessario.

La prima volta dal vivo

Altro punto degno di nota di questo modulo è stata la possibilità, finalmente, di incontrare i miei compagni di corso. Al 1 giugno, la prima lezione in presenza. È stato fantastico vedere dal vivo tutti quanti e notare le piccole incongruenze tra aspettativa e realtà (per esempio i miei compagni d’agenzia mi immaginavano più alto di quello che in realtà sono).

Classe a lezione

Dall’ICT al Digital Marketing

Con il modulo 4 termina anche la prima parte di questa mia esperienza. Adesso ci sono le vacanze estive, che tanto vacanze non saranno. Il rientro a fine agosto si preannuncia, infatti, impegnativo e quindi con l’estate sarà meglio iniziare ad assimilare alcuni concetti. Non solo, nell’ultima lezione abbiamo avuto maggiori informazioni su come sarà l’esame federale e… ci sarà da lavorare!

Il 14 gennaio 2021 ho iniziato un nuovo capitolo della mia vita: sono tornato sui banchi di scuola e questa è la storia del mio anno al corso in preparazione all’esame federale in web project manager della DigitalStrategies Academy.

In questo primo post ti racconto cosa ho appreso nel modulo 3, quello dedicato al Business Casing.

Hai presente quando ritorni nella Città in cui sei cresciuto dopo un lungo viaggio? Alcuni luoghi sono ancora li, sia fisicamente che mentalmente, altri invece sono cambiati radicalmente e altri ancora vivono oramai solo nella tua memoria.
Ecco queste sono le mie sensazioni nell’affrontare il modulo 3.

Dopo la scuola dell’obbligo ho frequentato la Commercio (e da allora mi piace scherzare sul fatto che sia un contabile mancato) e anche all’università mi è rimasta la passione per l’economia aziendale: ho, infatti, seguito tutti i corsi su questo tema.

Niente di nuovo sotto il sole, penserai. E invece no, perché se le basi sono fondamentalmente quelle, l’approccio e le dinamiche sono cambiate.

Il Business Plan

Come non prendere in considerazione il cambio del modo di fare business? E non parlo solo della rivoluzione digitale che stiamo affrontando. Il mondo è oramai interconnesso e anche a livello di singola azienda è necessario che tutti gli elementi che la costituiscono lavorino uniti e coordinati. Non esistono più gli scompartimenti stagni: bisogna remare tutti nella stessa direzione.

Team che rema stessa direzione

Prendiamo l’esempio del Business Plan, con i suoi diversi elementi: analisi di mercato e del consumatore, strategia aziendale, piani di marketing e piani finanziari. Tutti punti interconnessi, impossibile che ognuno vada per la sua strada:

  • È necessario che la strategia sia implementata secondo il mercato di riferimento e sulla base delle esigenze dei consumatori;
  • Il piano di marketing deve andare a pescare i consumatori “giusti” ma facendo attenzione ai concorrenti;
  • Naturalmente, tutto quanto deve essere sostenibile finanziariamente.

Non è così semplice come sembra. Per fortuna che al giorno d’oggi ci sono diversi strumenti online che, sebbene non permettano di analizzare questi punti (l’AI non è ancora arrivata a tanto), per lo meno agevola il puro lavoro di redazione e consente di mettere insieme tutti gli elementi per avere un documento presentabile e su cui lavorare.

Business Plan doodle

Due strumenti fondamentali: Business Model Canvas e Value Proposition Canvas

Ma il Business Plan è solo il punto finale, giusto prima di spiccare il volo. Come dicevo, prima è necessario fare un grande e minuzioso lavoro di analisi dei singoli elementi.

Non è però molto pratico partire con le analisi senza avere un quadro generale né sapere cosa si vuole offrire ai propri clienti.
Per questo, ho trovato particolarmente utili due strumenti: il Business Model Canvas e il Value Proposition Canvas.

Il Business Model Canvas ti permette di avere una visione generale d’insieme dell’azienda:

Business Model Canvas doodle

Personalmente, l’ho trovato molto interessante per valutare non solo eventuali buchi, ma per rendersi conto, almeno a prima vista, di cosa vi è bisogno per lanciarsi in un’attività imprenditoriale.
Non avendo una mia attività, ho provato a compilarlo partendo dal mio blog ed il risultato è stato molto interessante. Mi ha aiutato non solo a chiarire alcuni punti, ma ha messo in evidenza delle criticità che devo migliorare.

Il secondo strumento, il Value Proposition Canvas, esamina in dettaglio due elementi del business model: i segmenti di clientela ed il value proposition.

Value Poposition Canvas doodle

Se il primo canvas può essere riempito attraverso un’attività più analitica e con i dati alla mano, per il secondo è necessario un approccio più creativo: dapprima attraverso una prima fase di brainstorming, in cui si annotano tutte le idee, per poi procedere con una fase chiamata “fit”, dove si valutano le varie ipotesi e si cercano collegamenti tra tutti gli elementi. Alla fine saranno presi in considerazione solo gli aspetti che sono coerenti e consentono di costruire una proposta di valore sostenibile.

Questi tre strumenti sono fondamentali non solo per l’imprenditore ma anche per noi futuri Web Project Manager. Grazie ad essi, possiamo valutare se la soluzione che andiamo a proporre è coerente con l’idea imprenditoriale e l’offerta dell’azienda. Un progetto, soprattutto digitale, è infatti per sua natura portatore di trasformazione e tale innovazione deve poter dare un reale beneficio all’azienda.
Per esempio, pensiamo ad un aggiornamento di un sito web, da “statico- inizio anni 2000 ad uno più dinamico, con collegamenti social, un blog e magari un e-commerce (se vendiamo prodotti) o un calendario per fissare appuntamenti (nel caso di servizi).
Il Business Model Canvas ci permette di capire se gli elementi del nuovo sito sono coerenti e supportano il modello di Business, se si inseriscono e si integrano con tutti i riquadri (p.es. con struttura dei costi, con i partner e con le attività), mentre attraverso il Value Proposition Canvas si può analizzare nel dettaglio quali vantaggi e quali riduzioni delle difficoltà per i clienti otterremo.

Ma tutti questi modelli, seppur ottimi per avere una panoramica e capire come proporre la migliore soluzione, devono essere supportati da dati finanziari che confermino la validità del modello di business e la sostenibilità.

Product Management

A conclusione del ciclo di lezioni dedicate al Business Casing, abbiamo affrontato anche il tema del Product Management, ovvero la gestione del ciclo di vita di un prodotto: dall’ideazione fino alla produzione. Quando acquistiamo un oggetto o un servizio siamo, infatti, abituati a ragionare in termini di funzionalità. Per esempio, mi compro un paio di stivali per non bagnarmi i piedi, dato che la meteo dice che pioverà per una settimana. Stivali = piedi all’asciutto

In realtà chi ha ideato e prodotto gli stivali non si è limitato solo a questo ragionamento ma ha passato molti step prima:

  • Inizialmente ha analizzato che vi fosse realmente un bisogno di non bagnarsi i piedi
    (Alla gente da fastidio avere i piedi bagnati? Quanto sarebbe disposta a spendere per tenerli all’asciutto?)
  • Ha fatto delle ipotesi come fosse meglio tenere i piedi all’asciutto
    (Quale materiale è più impermeabile? Come devo strutturare la scarpa: Bassa? Alta? Di che colore li produco?)
  • Poi ha sviluppato dei prototipi e dopo i primi test, probabilmente, ha aggiunto degli elementi
    (Mettiamo un tacco? Li produciamo più ergonomici?)
  • In ultimo, li ha lanciati sul mercato e noi abbiamo potuto acquistarli.

Illustrata in questo modo sembra davvero semplice, ma immagina quando si parla di prodotti totalmente nuovi o estremamente complessi (pensiamo ad un iPhone) questo processo può durare addirittura anni.

Basi di Business in un corso di Project Management?

Ma un web project manager perché dovrebbe sapere come redigere un business plan? O come analizzare un’azienda con il Business Model o il Value Proposition Canvas? A cosa serve avere nozioni di Product Management?

Devo ammettere che alla fine del ciclo non ero molto in chiaro, ma poi, riflettendoci, ho capito che un bravo web project manager deve avere delle base di business. Sono necessarie per capire chi è`e quali obiettivi ha il nostro datore di lavoro o il nostro cliente. Solo così sarò in grado di cercare e proporre le migliori soluzioni, basate sulle specifiche necessità e obiettivi di business.

Per esempio, ha senso implementare un sito multilingua per una realtà locale? Oppure, se dall’analisi risulta che l’idea non è sostenibile, sono sicuro di accettare il lavoro/commessa?

Solo analizzando nel dettaglio il profilo del committente possiamo rispondere davvero a queste domande.

Dal Business Casing all’ICT

Il mondo del Business è davvero molto grande, complesso e articolato con molte teorie, ma alla fine, sono i numeri che parlano e che ci dicono sia siamo sulla giusta strada. Cercare di trasmettere questo messaggio in maniera semplice, non è per nulla facile, ma fortunatamente gli strumenti oggi disponibili ci agevolano il lavoro.
Dopo un breve ritorno a casa, coccolato tra le certezze ma comunque con qualche novità, è ora tempo di tornare a mettersi in viaggio.

Un nuovo modulo mi aspetta: l’Information Technology.

Il 14 gennaio 2021 ho iniziato un nuovo capitolo della mia vita: sono tornato sui banchi di scuola e questa è la storia del mio anno al corso in preparazione all’esame federale in web project manager della DigitalStrategies Academy.

In questo secondo post ti racconto cosa ho appreso nel modulo 2, quello dedicato alla Leadership e Management.

Manager vs. Leader

Cosa vuol dire essere un bravo manager?

Come si fa ad essere un buon leader?

Nel suo libro “Partire dal perché”, Simon Sinek afferma che una persona può essere una o l’altra e non insieme.

Questo perché un leader ispira, ovvero ci fornisce uno scopo e un obiettivo, spesso mettendoci la faccia. Un manager, invece, ci dice come arrivare all’obiettivo e lavora dietro le quinte. Per farla breve: uno è la mente, l’altro il braccio.

Ci sono, infatti, delle persone naturalmente portate per essere dei manager, ovvero più esecutivi e che cercano sempre modi più efficaci per raggiungere obiettivi diversi. Non importa per quale scopo o credo, loro trovano la via. Io, personalmente, credo di essere una di queste persone. Non solo nel mio lavoro quale coordinatore di eventi, ma anche nel personale e il mio blog ne è un esempio.

Ci sono poi persone che, invece, sono dei leader naturali. Sanno ispirare e letteralmente guidare le persone, motivandole passo dopo passo. Non perdono mai la speranza, perché sono convinte non solo di fare la cosa giusta ma di fare la differenza.

Grazie agli esempi riportati nel libro, ho subito abbracciato questa teoria.

Fino ad ora.

Si, perché durante questo modulo ho capito che in realtà una persona può essere entrambe le cose. Come mi ha risposto l’insegnante a mia esplicita domanda: “Bisogna essere un bravo manager coì da evolversi in un buon leader”. Risposta che lì per lì non mi ha convinto, ma riflettendoci successivamente, devo ammettere che ha un suo senso.

Questo non significa però che tutti possiamo essere dei bravi manager e dei buoni leader.

Sviluppare doti di pianificazione, organizzazione e coordinamento oppure saper ispirare e motivare non è necessariamente da tutti. Però possiamo provarci. Nel nostro piccolo, possiamo imparare a fermarci a riflettere su come agirebbe una o l’altra figura in una determinata situazione. Così facendo iniziamo a prendere coscienza delle differenze tra i due pensieri.

Ma non solo! Essere un bravo Web Project Manager richiede entrambe le abilità: bisogna avere abbastanza polso per riuscire a gestire e completare i progetti ma allo stesso tempo riuscire a motivare le persone che ti hanno commissionato e che partecipano al progetto .

Presentazioni, queste sconosciute

Ma essere un bravo manager ed un buon leader non è sufficiente. Bisogna anche essere in grado di presentarsi e presentare. Questo argomento è stato trattato nella seconda parte del modulo 2.

Cosa vuol dire fare una presentazione efficace?

Quali sono le abilità di un public speaker?

Ammetto che nel mio lavoro non ho esigenza di fare delle presentazioni e la maggior parte di quelle a cui ho assistito erano di tipo scolastico con slide piene di informazioni raggruppate in punti elenco (i quali non sono mai meno di 10) e che nel 90% dei casi venivano lette dall’insegnante parola per parola (una noia mortale).

Ma, sorpresa, queste non sono vere presentazioni!

Esempio Slide

Quanto illustrato ha scardinato completamente le mie (scarse) conoscenze in fatto di presentazioni, perché in realtà quelle che chiamano presentazioni a scuola, non sono vere presentazioni. Come dicevo prima: una slide con 10 punti elenco cozza con la regola basilare di una slide = un concetto. Anche il fatto di leggere le slide non è corretto, perché il discorso si deve costruire dalle slide, le stesse dovrebbero indicarti la via e non definire la presentazione. Il confine qui è sottilissimo ed è un attimo oltrepassarlo.

Andando oltre, abbiamo anche visto le abilità che un oratore deve padroneggiare. Sembra facile, ma non lo è. Un uso sapiente delle immagini e delle parole (da abbinare in modo coerente) così come la struttura della presentazione, gli effetti, il tono di voce. Tutti elementi che contribuiscono a rendere una presentazione interessante o noiosa.

Dopo questo modulo, non sarò sicuramente in grado di fare una presentazione efficace (non come quelle di tedX, per esempio), anche perché ci vuole un bel po’ di pratica. Tuttavia, so di aver posato le basi per cercare di rendere più interessanti le mie presentazioni, così da essere un leader migliore in grado, un giorno, di ispirare gli altri.

Dalla Leadership al Business

Questo è stato un modulo breve e durato poche settimane, ma ricco di spunti interessanti e, forse ancora più del primo modulo, con nozioni che potrò sfruttare sia a livello professionale ma anche a livello personale.

Dopo questi temi più “umani” è ora di tornare in un ambito a me più affine, ovvero tra i numeri con il modulo tre: Business Casing.

Il 14 gennaio 2021 ho iniziato un nuovo capitolo della mia vita: sono tornato sui banchi di scuola e questa è la storia del mio anno al corso in preparazione all’esame federale in web project manager della DigitalStrategies Academy.

In questo primo post ti racconto cosa ho appreso nel modulo 1, quello dedicato al Project Management.

Il modulo gestione dei progetti / project management

Il primo modulo affrontato è quello dedicato al Project Management , che costituisce la base di quella che sarà la nostra futura professione e che ci ha coinvolto per quasi un mese, durante il quale abbiamo affrontato i due modelli principali in uso:

Il metodo classico: le fondamenta del Project Management

Per iniziare abbiamo affrontato il metodo classico (o a cascata) e qui le nozioni teoriche sono davvero tante: ci sono ben 9 aree di competenza per un totale di 49 processi da capire e interiorizzare. Diciamo che abbiamo avuto anche una difficoltà aggiuntiva, ovvero che le lezioni si svolgono online. (Ci tengo a precisare che la modalità di svolgimento è dettata dalle disposizioni in vigore a causa del Coronavirus e non per scelta della scuola.) Per fortuna le sessioni sono state strutturate con un taglio prettamente pratico e grazie ad esempi concreti e alla totale disponibilità del docente a rispondere a tutte le nostre domande in diretta, la mole di nozioni (comunque cospicua) è risultata di facile comprensione. Questo però non significa che sia una passeggiata, anzi, per chi non ha a che fare quotidianamente con il project management (come nel mio caso) è necessario riprendere e riguardare successivamente quanto spiegato per capire bene il loro funzionamento e i vari legami.

Personalmente, del metodo classico ho apprezzato la strutturazione e il flusso di lavoro chiaro e preciso, a fronte di svantaggi per quanto riguarda la rigidità del sistema e l’impressione che il cliente sia un po’ dimenticato. Volendo fare una personale classifica, delle aree di competenza affrontate quelle che mi sono piaciute di più sono state l’area della Schedulazione (dove si pianificano le attività), l’area del controllo dei Costi e l’area che riguarda la gestione Stakeholder (ovvero la gestione dei portatori di interesse).

Al di là di queste preferenze, questo modulo mi ha aiutato a capire come si gestisce un progetto dalla A alla Z. Fino ad oggi, avevo preso solo in considerazione tre delle nove aree di competenza, ovvero mantenere un buon rapporto tra il Cliente, i Servizi e l’Autorità (Stakeholder), coordinare i Servizi (Integrazione) e pianificare il mio lavoro (Schedulazione).

Grazie a questo primo modulo ho inoltre appreso:

  • a definire l’ambito, ovvero gli obiettivi ed i paletti del progetto;
  • che è necessario eseguire un controllo sui lavori svolti (controllo qualità);
  • che ci sono dei rischi e che bisogna cercare di anticiparli e trovare una soluzione così da essere preparati (e non affrontarli quando accadono);
  • ad allocare le risorse (soprattutto umane) perché giocano un ruolo fondamentale.

In aggiunta, ho affinato anche le tecniche nelle parti che già conoscevo: per esempio ora so che gli stakeholder non sono solo i clienti o che una pianificazione deve essere fatta ragionando sui compiti effettivi e non su ipotesi o sul “vedremo poi”.

In sostanza, dopo questo ciclo di lezioni posso dire di avere una solida base di come curare un progetto in maniera professionale, secondo il metodo classico.

Il metodo Agile: il fattore umano al centro

Terminato il metodo classico, siamo passati al metodo Agile che ha, in parte, stravolto le nozioni fin qui acquisite. Personalmente l’ho percepito più nelle mie corde, perché Agile mette al centro il valore umano (sia del cliente, sia del team di lavoro) nonostante introduca un alto grado di incertezza in quanto i cambiamenti sono sempre ben accettati.

All’interno del metodo Agile abbiamo anche parlato del framework SCRUM , scoprendo anche un interessante collegamento con il Bullet Journal: l’ideatore del metodo Bullet Journal ha, infatti, riportato concetti  come sprint, riflessione e retrospettiva nella vita quotidiana.

Sicuramente non stupisce  il fatto che, tra tutti i metodi visti, questo sia quello che preferisco in assoluto e  in cui mi riconosco di più, tanto che in futuro potrei prendere in considerazione una certificazione specifica.

Quello che ho apprezzato di questo approccio è la flessibilità nella definizione degli obiettivi abbinata ad un certo grado di rigidità nell’esecuzione. Per intenderci è come un cacciatore che cerca la preda e, quando la trova, spara preciso e mirato, senza esitazioni. In Agile è lo stesso: si può essere fluidi e aperti al cambiamento, ma quando si parte con uno sprint, si deve portare a casa il risultato.

La parte pratica: le dinamiche di gruppo online

Fino a qui ho parlato della parte teorica, ma in realtà il corso contiene anche una parte pratica, la quale deve essere svolta in gruppo. Qui, più che nella parte delle lezioni, vengono a galla i limiti delle sessioni online, perché quando si tratta di lavorare in gruppo il flusso della collaborazione ne risulta rallentato: non è possibile svolgere lavori in parallelo (p.es. suddividersi il lavoro a coppie) si è costretti a parlare uno alla volta, per cui se uno è particolarmente prolisso (come chi vi scrive) si finisce col perdere tanto tempo.

Non solo, vi è anche una maggiore difficoltà nel far uscire le proprie peculiarità e relazionarsi in maniera non verbale. Solitamente quando si entra in un nuovo gruppo, risulta in breve tempo abbastanza evidente chi è il leader ed il contro-leader, chi è da mediatore, chi il più operativo e chi se ne sta in disparte. Con l’online queste dinamiche sono di più difficile definizione perché tutto passa quasi esclusivamente dalla comunicazione verbale.

Tuttavia, credo che questa difficoltà alla fine ci abbia aiutato ad affinare altre qualità, come la capacità di ascolto e di comprensione, ma anche imparare a comunicare di più e a non dare nulla per scontato. Questo mi conforta perché so che se durante il percorso ci saranno degli screzi (e ci saranno!) abbiamo posto delle solide basi.

Dal Project Management alla Leadership

A dirla tutta mi dispiace un po’ che questo modulo sia quasi giunto alla sua conclusione. Nonostante le difficoltà iniziali, l’argomento mi ha davvero appassionato e il taglio pratico delle lezioni mi ha permesso di apprendere consigli e trucchi che mi saranno utili nel futuro.

Non solo, ora ho anche una visione approfondita di come strutturare un progetto: quali sono le tecniche, i documenti e le logiche che sono a monte dell’esecuzione e non vedo l’ora di poter riprendere questi concetti anche fuori dall’ambito scolastico!

Ora che la verifica è passata posso concentrarmi sul Modulo 2 con un tema che già promette bene: Management & Leadership.